Tre soldi

Alias. Cronache dal Pianeta Asperger | di Giovanni Morandini e Jonathan Zenti

  • Andato in onda:14/02/2017
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      I primi giorni non facevo nulla ma, come mi avevano indicato appena arrivato, mi dovevo limitare a guardare quello che facevano gli altri; questo mi metteva un po’ a disagio; stare a guardare tutti questi terrestri che lavorano, ognuno dei quali sa perfettamente qual è il suo compito, mi faceva sentire di troppo, come un pesce fuor d’acqua.

      Io e gli altri: questo è un tema davvero difficile; la mia mente sembra essere come scissa in due parti, la prima attratta, la seconda spaventata dalle altre persone intorno a me. Potrei fare a meno degli altri? Penso di no, in tal caso chi mi ricorderebbe ogni due secondi cosa devo fare, come e quando? Anche se mi piace stare solo coi miei pensieri spesso sento il bisogno di confidare questi pensieri a qualcuno o di condividere con qualcuno le cose che mi piacciono (libri, film e via dicendo), al tempo stesso ho notato che riesco a stare in compagnia solo per un certo tempo, poi devo tornare a stare solo, come se relazionarmi con gli altri mi affaticasse, e immagino che anche questo abbia a che fare con la sindrome di Asperger. Io tendo a pensare agli altri come a un tutto indistinto, gli altri, appunto, loro, la gente, la folla, la massa. Non mi sfiora nemmeno l’idea che questi “loro” siano una serie di persone ognuna diversa dall’altra, con le sue passioni, i suoi desideri, i suoi problemi, le sue paure e le sue insicurezze proprio come me; no, preferisco pensare che da una parte ci siano “loro”, un’entità omogenea, indistinta e perfettamente funzionante e dall’altra io, l’unico sbagliato, un curioso tassello estraneo che per quanto si sforzi non riesce proprio a inserirsi nel perfetto puzzle di loro, gli altri. Un alieno, insomma.

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